Il tema della diversità è uno dei più importanti e più “delicati” da affrontare con i bambini sia piccoli che un po’ più grandi. Spesso ci chiedono il perché di situazioni e condizioni a volte difficili da comprendere e spiegare anche per noi adulti, ma la letteratura ci viene in soccorso.

Quante volte i bambini ci investono di mille domande quando notano qualcosa di diverso in un’altra persona? Affrontare il tema della disabilità con loro deve essere come una passeggiata in un mondo diverso, dove è giusto che escano domande, che devono trovare però, risposte sensate. 

Il tema della disabilità

Contano tanto le parole, cosa raccontiamo e come. Conta soprattutto dire la verità dei fatti, spiegare con parole semplici e, perché no,  farci aiutare anche da libri che trattano l’argomento. 

Fortunatamente, negli ultimi anni, la letteratura ci viene in soccorso e, attraverso libri per bambini e ragazzi di varie età, riusciamo a spiegare meglio il tema della diversità, declinandolo come messaggio di inclusione e di normalità.

La letteratura sul tema

Anche io, che sono una bambina molto cresciuta, trovo che avvicinarsi al tema della disabilità attraverso un libro illustrato, ad esempio, sotto forma di fiaba, diventi utile per avere una visuale diversa sul tema.

La bibliografia ormai è ricca di esempi. Nella mia biblioteca personale ho voluto il libro “Nel paese Chenonsai”.

Mi sono persa in rete per trovare nuovi spunti di dialogo sul tema della disabilità, raccontando la scoperta delle diversità anche ai più piccoli, nelle scuole. Avevo bisogno di trovare qualcosa che togliesse la parvenza di un macigno che siamo abituati a dare noi grandi a questo argomento. Un racconto con delle illustrazioni potevano essere la combo perfetta per parlare la lingua dei più piccoli e farmi inondare di domande che iniziano con “perché” e finiscono con la bocca spalancata appena sentono la risposta.

“Nel paese Chenonsai” è il titolo del libro scritto da Mirella Bolondi, illustrato da Francesca Drusian e curato da Chiara Bezzi, che tratta con delicatezza il tema della disabilità, raccontando la “diversità” come opportunità di meravigliose scoperte, ma questo libro, seppur per bambini, merita di essere letto anche dai grandi, per imparare a dare più risposte vere alle domande dei propri figli, nipoti o chiunque possa essere curioso su chi è diverso dalla propria immagine.

Per chi vuole altri titoli, in rete ci sono delle vere e proprie raccolte tematiche sull’argomento, come ad esempio la bibliografia “Uguali Diversi, proposta dalla Biblioteca “Cesare Pavese” di Casalecchio di Reno(Bo), che raccoglie una trentina di titoli di libri per bambini e ragazzi sulla disabilità, suddivisi per fasce d’età (Albi illustrati 4-7 anni, Racconti da 7 anni, Narrativa da 9 anni in su, Narrativa da 12 anni in su) oppure il sito Di.To Disabilità a Torino, che mette a disposizione una utilissima banca dati consultabile attraverso un modulo di ricerca che permette di trovare le schede di libri per bambini di due differenti tipologie: libri accessibili in caso di disabilità e libri dedicati al tema della disabilità, effettuando ricerche per tipo di libro (albi illustrati, fumetti, fiabe, poesie, racconti, romanzi) e per fascia d’età.

Come rispondere alle domande dei più piccoli?

In generale credo che non esistano temi per grandi o temi vietati ai bambini, esistono argomenti che devono essere raccontati nel giusto modo. I bambini vengono dipinti come esseri innocenti, ma molto spesso quando ci fanno interviste sul nostro essere diversi, sanno anche ferire. 

Mi sono sempre chiesta quale sia il modo migliore per rispondere ai bambini quando iniziano ad intervistarti, mi sono informata, sto studiando, perché non vi nascondo che mi piacerebbe portare il tema della disabilità nelle scuole in un modo diverso rispetto a quello a cui ci hanno abituati. 

C’è bisogno di parlarne giocando, c’è bisogno di portare esempi concreti che sappiano cosa dire senza abbassare gli occhi o sentirsi feriti dalla schiettezza. C’è bisogno di altri libri così: di regine sedute, di uomini con un orecchio come fosse una tazzina del caffè, c’è bisogno di tutto ciò che porti alle domande, perché questo vuol dire interesse e crescita.

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Pepitosa
Pepitosa

Quattro ruote sono sempre meglio di 2, è fisica, è velocità, è voglia di non rimanere fermi mentre tutto ci scorre davanti. Vi porterò così, a spasso per il mondo, in questi mesi, con me e la mia carrozzina, per raccontarvi un altro mondo o meglio un aspetto di uno stesso mondo che tutti condividiamo. Lo farò a 360° raccontandovi tra il serio e l'ironico una vita vissuta "comodamente seduta", ma mai ferma.
Di breve non ho nemmeno il nome e cognome. Scrivo a caso, ma racconto tutto. Il foglio dice giornalista, il cuore batte ribelle. Il rossetto perfettamente indossato e i capelli all’ultima moda. Una principessa eternamente seduta con lingua biforcuta, cervello ad ingranaggi, social dipendente, giornalista per vocazione, comunicatrice ribelle per terapia. Faccio la Blogger senza fashion, mettendo in fila parole, emozioni e sorrisi.

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