Sarebbe tutto più semplice se la gente imparasse a chiedere e noi a rispondere che forse non siamo una richiesta d’aiuto formato gigante.

Non siamo la nostra carrozzina, siamo noi su una carrozzina.

“Domandare è lecito, rispondere è cortesia”, vorrei che fosse stampato su ogni bugiardino di fantomatiche pillole che andrebbero inventate per guarire dalla sindrome da Crocerossina.

Lungo il tuo percorso di vita troverai tanti soggetti affetti da questa strana patologia, un mondo popolato di persone che appena ti vedono spostarti a bordo di una carrozzina, dovranno salvarti, anzi, spostarti.

E’ bello chiedere aiuto, è bello che qualcuno ci aiuti, ma lasciateci chiederlo, perché capita spesso che un movimento banale, per noi richieda qualche azione in più e sembriamo in affanno, in difficoltà, mentre invece stiamo solo percorrendo la strada più lunga per arrivare in fondo. 

Lasciateci chiedere aiuto

Ci sta, può anche farmi piacere non dover sempre alzare la mano per chiedere aiuto, ma fisicamente parlando preferisco urlare che trovarmi spostata come un sacco di patate, senza conoscere dove, come e cosa voglio fare. Ho bisogno di decidere dove e se voglio essere spostata: le maniglie della mia carrozzina non hanno un cartello con scritto “prendimi”.

E’ vero che di gentilezza non è mai morto nessuno, ed è bello quando qualcuno decide di aiutarti, ma atteggiamenti troppo invasivi non sono carinerie, buone maniere o attenzioni che ci riservano, è che spesso, quando si vede una persona in carrozzina si pensa sempre che non possa essere autonoma, che non possa farcela a superare un minimo ostacolo perché non si riconosce la parità di una vita vissuta da un’altra visuale.

Tecniche per costruire la propria autonomia

Una persona che vive seduta ha oggettivamente dei limiti che deve sopperire per poterli scavalcare e costruirsi una propria autonomia. Ad esempio se devo salire una salita abbastanza pendente ho adottato la tecnica di non prenderla in verticale ma di spingermi a zig zag così da sentire meno il dislivello. 

Amo le vie di mezzo. Gli estremi mi spaventano e vorrei che la gente imparasse a riconoscere che seduta su questa carrozzina c’è una persona, non siamo solo la nostra carrozzina, non siamo un oggetto e dobbiamo trovare il modo di farlo capire a tutti per non fare gli scontrosi o essere meno velatamente educati di chi non ci capisce.

Chi, non disabile, può pensare che non è sempre facile capire quando un aiuto è richiesto o dovuto, in determinate situazioni di pericolo o no, non sto dicendo che non bisogna aiutare a prescindere, ma bisogna imparare a chiedere con una semplice domanda: “hai bisogno di aiuto? Ti serve una mano?” 

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Pepitosa
Pepitosa

Quattro ruote sono sempre meglio di 2, è fisica, è velocità, è voglia di non rimanere fermi mentre tutto ci scorre davanti. Vi porterò così, a spasso per il mondo, in questi mesi, con me e la mia carrozzina, per raccontarvi un altro mondo o meglio un aspetto di uno stesso mondo che tutti condividiamo. Lo farò a 360° raccontandovi tra il serio e l'ironico una vita vissuta "comodamente seduta", ma mai ferma.
Di breve non ho nemmeno il nome e cognome. Scrivo a caso, ma racconto tutto. Il foglio dice giornalista, il cuore batte ribelle. Il rossetto perfettamente indossato e i capelli all’ultima moda. Una principessa eternamente seduta con lingua biforcuta, cervello ad ingranaggi, social dipendente, giornalista per vocazione, comunicatrice ribelle per terapia. Faccio la Blogger senza fashion, mettendo in fila parole, emozioni e sorrisi.

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