Nel contesto della cardioprotezione, la sola presenza di un defibrillatore automatico esterno (AED/DAE) rappresenta solo il primo livello di sicurezza. Il vero elemento critico è la sua effettiva disponibilità operativa: il dispositivo è realmente pronto all’uso in qualsiasi momento?

Esiste infatti una netta differenza tra installazione e reale operatività del defibrillatore. Questo scarto, spesso sottovalutato, è ciò che può rendere il dispositivo inutilizzabile in una situazione di emergenza. Il divario raramente deriva da problematiche tecnologiche, ma piuttosto da processi di gestione non adeguatamente strutturati o monitorati nel tempo.

Audit condotti su programmi di Public Access Defibrillation (PAD) evidenziano infatti una quota significativa di dispositivi non pienamente operativi a causa di manutenzione non conforme, materiali di consumo scaduti o verifiche non tracciate¹. Ne deriva una discrepanza rilevante tra sicurezza percepita e sicurezza effettiva.

Gestione del defibrillatore AED: perché l’installazione non basta

L’installazione di un defibrillatore rappresenta un evento puntuale; la sua gestione, invece, è un processo continuo. È qui che spesso si crea il vuoto operativo.

Nel ciclo di vita del dispositivo emergono tipicamente alcune lacune:

  • controlli sporadici;
  • scarsa attenzione alla scadenza delle piastre e delle batterie;
  • progressiva “normalizzazione” dell’AED nell’ambiente, che perde attenzione operativa.

Il rischio è la creazione di un vuoto gestionale, invisibile fino al momento dell’emergenza.

Criticità ricorrenti nella gestione dei defibrillatori

Le problematiche più frequenti nella gestione degli AED sono spesso elementari, ma ad alto impatto:

  • Consumabili non conformi: elettrodi scaduti, con gel deteriorato o batterie esauste.
  • Stato del dispositivo non verificato: indicatori di stato generalmente un led lampeggiante verde / rosso, segnalano anomalie che non vengono notate.
  • Accessibilità compromessa: dispositivi presenti ma non immediatamente fruibili (teca bloccata, posizionamento non facilmente accessibile).

In questo scenario, il focus si sposta dal dispositivo al sistema, infatti non è sufficiente che il defibrillatore sia presente, deve essere affidabile l’intero sistema che lo supporta.

Tecnologia AED e prontezza operativa: il sistema conta quanto il dispositivo

L’AED è progettato per essere intuitivo e semplice da utilizzare. Attraverso istruzioni vocali chiare, guida l’operatore durante le diverse fasi dell’intervento e riduce al minimo il rischio di errore umano, analizzando autonomamente il ritmo cardiaco.

Tuttavia, la componente tecnologica non è sufficiente. Le linee guida internazionali sulla rianimazione (ERC/AHA) evidenziano che l’efficacia della defibrillazione precoce dipende da tre fattori chiave:

  • Formazione (BLSD): presenza di personale in grado di riconoscere l’arresto cardiaco, attivare tempestivamente la sequenza di soccorso e utilizzare correttamente l’AED.
  • Accessibilità: disponibilità del dispositivo in tempi compatibili con la finestra di intervento (entro 3-5 minuti).
  • Prontezza operativa: dispositivo funzionante, con autotest validi e consumabili in stato di efficienza.

Il defibrillatore è quindi realmente utile solo se inserito in un sistema organizzato, capace di integrare formazione, accessibilità e corretta manutenzione.

Le 3 regole per garantire l’operatività del defibrillatore AED

Per assicurare continuità operativa e compliance, è necessario implementare un modello gestionale strutturato, applicando 3 semplici azioni mirate:

  1. Monitoraggio costante: verifica periodica dello stato del dispositivo, autotest e scadenze dei consumabili.
  2. Posizionamento strategico: posizionare il dispositivo in modo che sia visibile e raggiungibile in meno di 3 minuti (andata e ritorno).
  3. Cultura dell’emergenza: la formazione BLSD deve essere diffusa e il personale aggiornamento costantemente.

Questi elementi costituiscono la base di un sistema AED realmente efficace, in grado di garantire continuità operativa e risposta efficace in emergenza.

Normativa DAE e responsabilità di gestione

Il framework normativo italiano, rafforzato dalla Legge 116/2021 (la cosiddetta normativa DAE), ha ampliato la diffusione dei defibrillatori, ponendo attenzione anche alla loro corretta gestione nel tempo.

In questo contesto, è opportuno adottare alcune buone pratiche organizzative per garantire la continuità operativa del dispositivo:

Referente del dispositivo: sarebbe consigliabile individuare una figura di riferimento, o definire una procedura interna, che si occupi della verifica periodica del dispositivo. In assenza di una responsabilità chiara, il rischio è che i controlli diventino discontinui nel tempo.

Autotest e controllo umano: sebbene gli AED eseguano autodiagnosi automatiche, e segnalino il loro stato con un LED lampeggiante verde o rosso, è buona pratica verificarne regolarmente gli esiti. In alcuni casi documentati, dispositivi non operativi al momento del bisogno presentavano segnali di allerta non rilevati².

Tracciabilità e manutenzione: Le verifiche periodiche devono seguire un processo regolare, tracciabile e verificabile, sia che vengano gestite internamente sia che vengano affidate a partner esterni.

Defibrillatore AED da obbligo normativo a sistema salvavita

In sintesi, il defibrillatore non deve essere considerato solo in quanto un asset statico, ma un elemento centrale di un processo salvavita. Se anche solo un singolo anello della catena – batterie, piastre, formazione o controllo – è compromesso, l’efficacia dell’intero sistema si azzera.

In termini operativi un AED non gestito equivale a un AED non disponibile. Investire in un modello gestionale strutturato consente di trasformare un adempimento normativo in un reale presidio di sicurezza, garantendo continuità operativa e affidabilità nel momento in cui ogni secondo è determinante.

Fonti
1. “The availability and condition of public access defibrillators: a systematic review” – Resuscitation Journal
2. “Out-of-hospital cardiac arrest: public access defibrillation audit report” – Resuscitation Council UK
3. “Your On-site AED Program: An Implementation Guide” – American Heart Association
4. Legge 4 agosto 2021, n. 116 – Gazzetta Ufficiale

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