La ricerca della felicità non è solo il film strappalacrime con Will Smith, ma è un percorso ad ostacoli che ognuno di noi si dovrebbe meritare, sia perché questo viaggio è la vita stessa, sia perché da qualche parte in fondo al tunnel, anche se flebile, una luce ci deve essere.

La ricerca della felicità

La ricerca della felicità è la colazione del mattino, la giusta dose di risveglio per affrontare quotidianamente ciò che ci finisce nel piatto, anche senza averlo ordinato, ma la felicità rimane un diritto che dobbiamo andarci a conquistare, tutti, anche chi questa ricerca l’affronta seduta su una carrozzina, spingendosi e non camminando. 

Nessun recinto, non facciamo squadra sulle nostre mancanze

Non so bene per quale ragionamento recondito, non mi sono mai sentita parte di una famiglia di etichette, non mi sono mai sentita una “disabile. Non ho mai amato i recinti, né “fatto squadra” sulla base di caratteristiche somatiche. Ho sempre preferito sposare cause civili per il benessere collettivo che migliorassero lo spazio in cui tutti viviamo, piuttosto che separare, gareggiando “a chi gli mancano più cose”. Noi disabili siamo maestri in questa disciplina, spesso facciamo del lamento la nostra ninna nanna preferita lasciando nell’immaginario collettivo un ricordo di abili rompicoglioni. La mia ricerca della felicità passa anche da qui.

La partita dell’integrazione

In merito alla disabilità, però, in molti tendono a spiegare la situazione come una telecronaca di una partita di calcio. Due squadre su un campo che possiamo divertirci a chiamare integrazione. Ci sono i normali, sani, scattanti, che sanno fare goal dopo due passaggi, poi ci sono quelli meno bravi che, secondo gli altri, sono inferiori in tutto, che frenano la squadra come tante zavorre impazzite, che conviene relegare in panchina per il bene del gruppo, tanto lasciandoli lì seduti gli si concede il partecipare. Ecco, per molte persone che hanno l’apertura mentale di una zecca, l’essere disabile si può riassumere con “l’importante è partecipare”

Non possiamo permetterci la felicità?

Ci sono dei pre-concetti sull’essere felice e contemporaneamente essere disabile. Si pensa che noi non possiamo permettercelo solo perché ci manca qualcosa, che la nostra esistenza passi solo attraverso le decisioni di chi ci circonda, che l’unica nostra valvola di sfogo possa essere il lavoro (quando va bene), nessun altro interesse o rapporto con altre persone, ma possiamo essere solo eterni bambini.

La ricerca della felicità non ha ricetta per nessuno, serve solo iniziare a mescolare gli ingredienti che ci circondano e fanno stare bene, cuocerli al caldo della perseveranza. Non so se sforneremo felicità, ma sicuramente qualcosa che ci piacerà. 

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Pepitosa
Pepitosa

Quattro ruote sono sempre meglio di 2, è fisica, è velocità, è voglia di non rimanere fermi mentre tutto ci scorre davanti. Vi porterò così, a spasso per il mondo, in questi mesi, con me e la mia carrozzina, per raccontarvi un altro mondo o meglio un aspetto di uno stesso mondo che tutti condividiamo. Lo farò a 360° raccontandovi tra il serio e l'ironico una vita vissuta "comodamente seduta", ma mai ferma.
Di breve non ho nemmeno il nome e cognome. Scrivo a caso, ma racconto tutto. Il foglio dice giornalista, il cuore batte ribelle. Il rossetto perfettamente indossato e i capelli all’ultima moda. Una principessa eternamente seduta con lingua biforcuta, cervello ad ingranaggi, social dipendente, giornalista per vocazione, comunicatrice ribelle per terapia. Faccio la Blogger senza fashion, mettendo in fila parole, emozioni e sorrisi.

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