Per decenni, l’Indice di Massa Corporea, o BMI, è stato uno degli strumenti più utilizzati per classificare il peso corporeo e identificare condizioni di sovrappeso o obesità. Semplice, rapido e facilmente applicabile, il BMI ha rappresentato a lungo un riferimento nella pratica clinica e nella ricerca epidemiologica.
Oggi, però, il dibattito scientifico sta evidenziando con sempre maggiore forza i limiti di questo indicatore quando viene utilizzato come unico criterio di valutazione.
Nel 2025, la Commissione di The Lancet Diabetes & Endocrinology, nel report “Definition and diagnostic criteria of clinical obesity”, ha proposto un nuovo framework per definire e diagnosticare l’obesità, invitando a superare la dipendenza esclusiva dal BMI e ad adottare un approccio più completo, capace di considerare non solo il rapporto tra peso e altezza, ma anche la distribuzione del grasso corporeo, la composizione corporea e l’impatto dell’eccesso di adiposità sulla salute della persona.
Perché il BMI da solo non basta
Il BMI si calcola mettendo in relazione peso e altezza, ma non distingue tra massa grassa, massa muscolare, liquidi e struttura corporea. Questo significa che due persone con lo stesso BMI possono avere condizioni fisiche e metaboliche molto diverse.
Un atleta, ad esempio, può presentare un BMI elevato a causa di una maggiore massa muscolare, senza avere un eccesso di grasso corporeo. Al contrario, una persona con BMI nella norma può avere una percentuale di massa grassa elevata o una distribuzione del grasso più rischiosa, in particolare a livello viscerale.

Basarsi solo sul BMI può quindi portare a valutazioni incomplete, non sempre rappresentative del reale stato di salute della persona.
Dalla classificazione del peso alla valutazione della salute
Il nuovo approccio proposto dalla Commissione invita a considerare l’obesità non solo come un valore numerico, ma come una condizione da valutare in relazione agli effetti che l’eccesso di grasso corporeo può avere sull’organismo e sulla qualità della vita.
Per questo motivo viene introdotta una distinzione importante tra obesità clinica e obesità pre-clinica.
Obesità clinica
Si parla di obesità clinica quando l’eccesso di grasso corporeo è associato a segni o sintomi di alterazione della salute, disfunzioni o limitazioni nelle attività quotidiane.
In questa condizione, l’obesità non rappresenta soltanto un fattore di rischio, ma una vera e propria condizione clinica che richiede una presa in carico mirata, multidisciplinare e basata sulle esigenze specifiche della persona.
Obesità pre-clinica
L’obesità pre-clinica riguarda invece le persone che presentano un eccesso di adiposità, ma non mostrano ancora segni evidenti di compromissione della salute o della funzionalità degli organi.

In questi casi, l’obiettivo principale è la prevenzione: individuare precocemente una condizione di rischio consente di intervenire prima che possano svilupparsi complicanze metaboliche, cardiovascolari, respiratorie o muscolo-scheletriche.

Una valutazione più completa e personalizzata
Superare il BMI non significa eliminarlo, ma inserirlo all’interno di una valutazione più ampia.
Il BMI può continuare a essere utile come indicatore iniziale o come strumento di screening, ma per una lettura più accurata dello stato di salute è importante affiancarlo ad altri parametri, come:
- circonferenza vita;
- rapporto vita-fianchi;
- rapporto vita-altezza;
- valutazione della composizione corporea;
- analisi della distribuzione del grasso corporeo;
- osservazione di segni, sintomi e condizioni cliniche associate.
Tra gli strumenti utilizzati in ambito professionale, la tecnologia BIA, Bioelectrical Impedance Analysis, può offrire un supporto importante nella valutazione della composizione corporea, permettendo di stimare parametri come massa grassa, massa magra e acqua corporea.
Questi dati, interpretati da professionisti qualificati e integrati con la valutazione clinica, possono contribuire a costruire un quadro più completo e personalizzato della persona.
Il ruolo della composizione corporea nella pratica professionale
In ambito clinico, nutrizionale e assistenziale, conoscere il peso non basta per comprendere davvero la condizione di una persona. La valutazione della composizione corporea consente di andare oltre il numero sulla bilancia, osservando parametri importanti come massa muscolare, fluidi corporei e percentuale di massa grassa.
Questo approccio è utile nei percorsi di prevenzione, monitoraggio nutrizionale, gestione del peso e follow-up clinico. Non si tratta solo di “misurare di più”, ma di misurare meglio.
Verso una gestione più consapevole dell’obesità
Il framework proposto dalla Commissione Lancet invita a una visione più precisa, meno stigmatizzante e più orientata alla salute della persona.
L’obesità è una condizione complessa, influenzata da fattori biologici, metabolici, ambientali, psicologici e sociali. Per questo richiede strumenti di valutazione adeguati e un approccio capace di distinguere tra rischio, prevenzione e condizione clinica.
Per i professionisti sanitari, integrare parametri antropometrici, composizione corporea e osservazione clinica significa offrire valutazioni più accurate e percorsi più personalizzati.
Per i pazienti, significa essere guardati oltre un singolo numero.
Conclusione
Il BMI resta uno strumento utile, ma non può più essere considerato l’unico parametro per definire e gestire l’obesità a livello individuale.
La nuova prospettiva proposta dalla Commissione di The Lancet Diabetes & Endocrinology invita a un cambio di paradigma: passare da una classificazione basata principalmente sul peso a una valutazione più completa della salute, della composizione corporea e delle esigenze reali della persona.
Un approccio più accurato, più consapevole e più vicino alla pratica clinica quotidiana.
Inspired by Definition and diagnostic criteria of clinical obesity