Oggi vi raccontiamo l’esperienza dell’Ing. Alberto Arenghi, Professore associato di Architettura Tecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio, Ambiente e di Matematica dell’Università di Brescia che dalla scorsa estate si è messo alla guida del Tiboda.

Buongiorno Alberto, la sua esperienza alla guida del Tiboda è recente ma importante: con il Tiboda si è spinto ad Oriente, scegliendolo per un viaggio in Cina. Ci può raccontare questa avventura?

Con il Tiboda sono stato ad Hangzhou, una città a circa duecento chilometri da Shanghai. Pensi che avevo iniziato ad utilizzare il Tiboda il 20 agosto, ed il 25 l’ho caricato su un aereo e sono partito!

Come è stata la guida del Tiboda ad Hangzhou? 

Hangzhou è una città accessibile da ogni punto di vista. Forse perché pensata più per i ciclisti che per i disabili dispone di marciapiedi con scivoli un po’ ovunque. Il Tiboda è stato uno strumento indispensabile per poterla esplorare, mi ha reso autonomo ed indipendente. 

Poco tempo fa sulla Facebook fanpage Moretti abbiamo pubblicato un post relativo ad una giovane ragazza (Ilaria Naef), un’atleta a dir la verità che, tra le tante cose che racconta dice “la carrozzina la vedo come il mio paio d’ali” potrebbe dire lo stesso del Tiboda? cosa significa per lei?

Beh Sì, per me il Tiboda è il mio paio d’ali! Potermi muovere con il Tiboda vuol dire aver riconquistato, dopo tanti anni, la mia indipendenza. Finalmente posso uscire da solo e posso muovermi senza fare programmi o dover dire ad altri dove vado. 

Assolutamente! Sono diventato disabile poco dopo essermi laureato ma sono comunque riuscito a costruirmi la carriera che desideravo. La disabilità pone dei limiti ma strumenti come il Tiboda sono un grande aiuto per superarli.

Fino ad ora abbiamo parlato di imprese, avventure, sfide.. ma quello che davvero ci auguriamo è che Tiboda abbia migliorato la sua quotidianità, rendendola autonomo negli spostamenti di ogni giorno. Ci racconta come è cambiata la sua routine?

Utilizzo il Tiboda ogni giorno, per spostarmi in autonomia da casa al lavoro e devo dire che questo propulsore mi ha davvero permesso di riconquistare la mia libertà, vivendo la mia quotidianità con un po’ più di leggerezza. 

Per fare un esempio non sono più costretto a dover programmare in anticipo ogni istante della mia giornata e posso far fronte da solo ad impegni o cambi di programma improvvisi. 

E’ stato un guadagno di tempo e di energie. 

La immaginiamo alla guida nelle strade di Brescia. Ha notato sguardi incuriositi? Come reagiscono le persone che incontra per strada vedendola alla guida di Tiboda? 

Ogni giorno faccio lo stesso percorso e spesso incrocio gli stessi sguardi. Oggi posso dire che un sorriso o un saluto hanno preso il posto della curiosità iniziale. La società ha saputo accogliere la mia diversità e questo per me è importante. 

Torniamo per un attimo a Tiboda: perché lo ha scelto? aveva provato altri propulsori? c’è una caratteristica che secondo lei lo rende vincente? qualcosa che invece ci vuole segnalare? qualcosa che le piacerebbe cambiare? 

Io ho provato 4 propulsori, uno molto simile al Tiboda per dimensioni e peso, e due più leggeri. 

Fin dall’inizio ero orientato su un propulsore abbastanza pesante sia perché sono tetraplegico, e ho bisogno di stabilità e sicurezza, che perchè devo affrontare, nel mio percorso quotidiano, anche una salita con una pendenza importante, che credo arrivi al 10%. 

La caratteristica che ha reso per me vincente il Tiboda è però stata, senza dubbio, il suo sistema di aggancio e sgancio. E’ un gesto veloce e semplice, che oggi faccio in automatico quasi senza accorgermene. 

Se infine potessi cambiare qualcosa, aggiungerei un porta pacchi, così da poter agevolmente trasportare tutto ciò che mi serve. 

Sappiamo che è un professore universitario, un docente che ogni giorno si relaziona con i giovani, con altri docenti etc. C’è un messaggio che vorrebbe comunicare rispetto alla condizione di disabilità? 

Sì, c’è un messaggio importante, che mi sta particolarmente a cuore perché, anche nel mio lavoro, me ne occupo direttamente facendo ricerca. E’ un messaggio che ha a che fare con l’accessibilità, che vorrei che fosse da tutti percepita non tanto come una interazione logistica quanto piuttosto come una interazione umana. 

Anche la diffusione dei propulsori, in questo percorso, è importante. 

Oggi la carrozzina ed il propulsore, almeno a Brescia, vengono già prescritti in uscita dall’ospedale, in quanto fondamentali per favorire la socializzazione delle persone con disabilità. Ciò che manca è però una chiara regolamentazione all’uso.

Io, ad esempio, ricorro al marciapiede per sicurezza ma forse dovrei fare uso delle ciclabili. 

Grazie Alberto, la sua esperienza per noi è preziosa! 

Un grazie ed un saluto a voi 

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Moretti Service and Consulting è un’agenzia di comunicazione specializzata in ambito healthcare. MSC è un vero e proprio spin off aziendale, un comparto con competenze specialistiche in ambito comunicazione e marketing in grado di bilanciare le esigenze di distinzione ed innovazione che muovono la presentazione di ogni nuovo progetto con le normative e le codifiche che regolano la proposizione sul mercato di ausili e dispositivi medici.

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