Solo qualche mese fa avevamo incontrato l’Ing. Alberto Arenghi, Professore associato di Architettura Tecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio, Ambiente e di Matematica dell’Università di Brescia che con il suo Tiboda si era spinto fino in Cina 

Oggi lo ritroviamo con all’attivo altri due viaggi intercontinentali: in Messico ed a New York. Il Tiboda sembra aver messo in moto la sua voglia di viaggiare, assaporando a pieno una nuova libertà ed autonomia. 

Ecco che cosa ci ha raccontato!

Buongiorno professore, sappiamo che solo da poco è rientrato da due viaggi oltreoceano, prima in Messico e poi a New York, ci racconta come è andata?

E’ andata molto bene! Entrambe queste mete mi hanno affascinato con la loro cultura ed architettura. In ambedue ho portato con me il mio propulsore anteriore Tiboda, ormai per me indispensabile per potermi spostare in autonomia. 

Parliamo del Messico, dove è stato?

Sono volato in Messico accogliendo l’invito del TEC di Monterrey presso il Campus di Queretaro, una città a nord di Città del Messico di circa 200 km. Lì ho trascorso una settimana e, per la maggior parte del tempo, mi sono mosso all’interno del Campus, una vera e propria città nella città! 

Ci racconti meglio, con il Tiboda poteva spostarsi liberamente?

Assolutamente, grazie alla presenza di ampi percorsi pedonali e ciclabili potevo spostarmi senza intoppi dagli edifici in cui si svolgevano le lezioni ai ristoranti, dalla palestra al centro congressi. Il Tiboda qui mi ha permesso di superare senza difficoltà anche passaggi con piccole pendenze. 

Ha avuto modo di visitare Queretaro? 

Sì, in un pomeriggio libero dalle lezioni. Anche qui ho trovato una zona pedonalizzata abbastanza estesa e marciapiedi ben raccordati. L’unica pecca sono stati proprio gli edifici, il cui unico accesso, con loggiati che mi hanno ricordato il telefilm di Zorro, presentava sempre dei gradini. 

E, dopo il Messico, con il Tiboda ha fatto meta a New York, come è andata? 

A New York sono stato a fine Giugno, nell’ambito del progetto The Exchange che vede un’associazione sportiva per persone con disabilità del bresciano scambiarsi una visita con un’associazione newyorkese. 

Bellissima iniziativa! Ci racconta come è stata quest’esperienza?

E’ stato uno scambio proficuo. Abbiamo avuto modo di confrontarci su buone prassi, idee e visioni sul tema dell’accessibilità, della vita indipendente e dello sport. 

E come è andata con il Tiboda?

Beh arrivato a New York ho avuto una grossa sorpresa! Negli Stati Uniti non conoscono i propulsori e sono rimasti davvero impressionati dalla nostra agilità e velocità di movimento. Un’autonomia che non avevano mai conosciuto ed osservato da vicino! 

Davvero? e come è andata la scoperta della Grande Mela?

A New York ho percorso oltre 100 km e devo riconoscere che la Grande Mela è veramente accessibile! Brooklyn, Manhattan, Harlem e Coney Island presentano marciapiedi ben raccordati, edifici pubblici e negozi sono sempre accessibili. 

E come sono andati i trasferimenti in metropolitana?

Qui l’accessibilità non è garantita in tutte le stazioni, ed anzi posso dire che la maggioranza delle fermate non sono accessibili. Per muoversi in metropolitana è quindi necessario programmare con attenzione i propri spostamenti. 

Una valida alternativa, utilizzata da tutti i newyorkesi con disabilità motorie, sono i taxi attrezzati, ad un prezzo forfettario per tutti i residenti. 

E invece, come è andata in aeroporto?

Le compagnie aeree non sono attrezzate per accogliere in stiva, e con la dovuta cura, i propulsori, e purtroppo è sempre da mettere in preventivo qualche piccolo danno. Nel mio caso per le riparazioni è bastato ricorrere alla giusta attrezzatura, con pinze, brugole e cacciaviti: ma c’è sempre il rischio di rimanere a piedi!!

Grazie Professore! 

Grazie a voi! Vi aggiornerò con le mie prossime avventure!

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Redazione
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