Il mondo dell’istruzione dovrebbe evolversi a pieno ritmo guardando in faccia tutte le nicchie che la costruiscono e la rendono, in ogni caso, un universo eterogeneo.

Il nostro mondo della disabilità non può e non ha una direttiva specifica, segue molto l’andamento tra domanda e offerta generata da noi fruitori della questione o della problematica.

Il mondo del lavoro dovrebbe guardare con interesse questo bisogno per formare figure professionali utili a disperdere il divario tra le domande e le risoluzioni. Esiste qualcosa del genere, ma in Italia fa ancora fatica ad emergere questa nuova prospettiva lavorativa: la figura del disability manager.

Definizione accademica alla mano dice che:

“Il Disability Management è un orientamento gestionale che si focalizza sulle persona con disabilità e sulla loro valorizzazione, con l’obiettivo di adattare l’organizzazione di riferimento (le Istituzioni, la Sanità e le Aziende), al fine di accoglierle e gestirne i bisogni.”

Una figura professionale che dovrebbe essere costruita con un percorso formativo definito all’interno di facoltà universitarie come giurisprudenza o scienze della formazione/educazione, ma al momento pochi Istituti ne riconoscono una facoltà vera e propria, ma rilegano il tutto ad un corso para-universitario facendolo diventare una competenza accessoria di un lavoro già esistente.

Pensiamo a questa posizione lavorativa nelle Amministrazioni pubbliche, nelle risorse umane di grandi aziende, al beneficio che possono portare nel campo dell’autonomia nell’integrazione di una persona con disabilità in un posto di lavoro o nella gestione di una città.

L’obiettivo è quello di favorire l’accessibilità urbanistica, il coordinamento socio-sanitario, l’inclusione scolastica e lavorativa ed il turismo attraverso un approccio trasversale che prevede non solo la “gestione” della persona, ma anche dell’ambiente in cui essa vive, che deve essere strutturato in base alle esigenze specifiche della persona stessa.

Una vera innovazione per il nostro mondo, a maggior ragione, se ad esempio questa figura è una persona che vive in prima persona la condizione.

Investire sul mondo della disabilità potrebbe essere un segnale di apertura che può giovare su più fronti.

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Pepitosa
Pepitosa

Quattro ruote sono sempre meglio di 2, è fisica, è velocità, è voglia di non rimanere fermi mentre tutto ci scorre davanti. Vi porterò così, a spasso per il mondo, in questi mesi, con me e la mia carrozzina, per raccontarvi un altro mondo o meglio un aspetto di uno stesso mondo che tutti condividiamo. Lo farò a 360° raccontandovi tra il serio e l'ironico una vita vissuta "comodamente seduta", ma mai ferma.
Di breve non ho nemmeno il nome e cognome. Scrivo a caso, ma racconto tutto. Il foglio dice giornalista, il cuore batte ribelle. Il rossetto perfettamente indossato e i capelli all’ultima moda. Una principessa eternamente seduta con lingua biforcuta, cervello ad ingranaggi, social dipendente, giornalista per vocazione, comunicatrice ribelle per terapia. Faccio la Blogger senza fashion, mettendo in fila parole, emozioni e sorrisi.

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