Quando il sopraggiungere o l’aggravarsi di una malattia, uno stato di disabilità od un infortunio determinano la necessità di ricorrere ad un ausilio, ci si trova a dover percorrere un intricato percorso burocratico per ottenerlo.

L’iter burocratico

L’attuale iter, definito dal Sistema Sanitario nazionale, prevede, per alcuni ausili ed ortesi inclusi nel Nomenclatore delle prestazioni protesiche, la possibilità di essere prescritti ad alcune categorie di assistiti nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (LEA).

Il DPCM del 2017 ha determinato un aggiornamento dell’elenco degli ausili prescrivibili, introducendo anche ausili tecnologici innovativi ma ad oggi, a distanza di ben tre anni e mezzo, manca ancora il Decreto del Ministero della Salute che, di concerto con quello dell’Economia, stabilisca a livello nazionale le tariffe da rimborsare ai fornitori per le prestazioni di assistenza protesica comprese nell’elenco dei dispositivi su misura e per la specialistica ambulatoriale. 

Il parere di Simfer

In merito si è recentemente espressa la fisiatra Raffaella Gaeta, coordinatrice della sezione Ausili e protesi di Simfer, Società Italiana di medicina fisica e riabilitativa, denunciando come l’aggiornamento del nomenclatore e l’assenza del decreto legge abbiano determinato sia il mancato accesso a prodotti innovativi che il passaggio di alcuni dispositivi considerati “su misura” nell’elenco “di serie” con conseguente approvvigionamento inadeguato tramite gare d’appalto realmente attivo solo in alcune regioni d’Italia.

La posizione dell’Associazione Ausili di CDC

A denunciare l’inadeguatezza dell’attuale modello di acquisto è anche Alessandro Berti, presidente dell’Associazione Ausili di Confindustria Dispositivi Medici e Responsabile Regolatorio e Public Affair in Moretti SpA. In merito, il Presidente dell’Associazione Ausili, ha evidenziato come l’attuale iter risulti discriminatorio in particolar modo nei confronti delle categorie più fragili, ovvero per coloro che convivono con una disabilità grave e complessa.

Per loro, l’assegnazione di un ausilio, richiede infatti una serie di prove e valutazioni in un percorso cucito su misura che si inserisce in uno specifico intervento riabilitativo. Sempre Berti in proposito precisa: “se vengono aggiudicati con una gara di appalto standard, c’è un’alta probabilità che non siano appropriati, non risolvendo il problema specifico del paziente ed anzi causando patologie collaterali. “

Le dichiarazioni di Fish

Sull’aspetto discriminatorio, che rende oggi inaccettabile ogni ulteriore ritardo, si è pronunciato poi anche Vincenzo Falabella, presidente di Fish, Federazione Nazionale per il superamento dell’handicap, che ha ricordato che “per chi ha una disabilità gli ausili non sono un accessorio ma strumenti di cittadinanza che permettono di esercitare il diritto alla comunicazione, alla mobilità, ad una vita il più possibile autonoma, al pari degli altri cittadini, così come sancisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che è legge nel nostro paese.”

Le richieste fatte dall’Associazione Ausili

Alla luce di tutte queste considerazioni, L’Associazione Ausili di Confindustria Dispositivi Medici, grazie all’azione del suo presidente Alessandro Berti, ha recentemente chiesto alla nuova Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA, come prevede la legge n.96 del 2017 (art. 30 bis), di escludere dalle gare determinati ausili definiti “complessi”, volgendo un fondamentale sguardo di attenzione nei confronti di tutti coloro che convivono con una disabilità o uno stato di malattia grave o complessa.

 

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